Non esiste musica per bambini

Facciamo un esperimento insieme: apri il canale da cui ascolti di solito la musica, scrivi “musica per bambini” e guarda cosa ti esce.

A parte qualche sporadica colonna sonora dei classici Disney, ti ritrovi catapultata in un mondo di canzoncine che sembrano selezionate apposta per infastidire. Strumenti campionati in bassa qualità. Sempre lo stesso ritmo. Vocine acute che rendono difficile capire il testo.

Ecco, secondo me questa “musica per bambini” non esiste.

Da dove arriva l’equivoco

I bambini hanno orecchie più piccole, ma non hanno bisogno di una musica ridotta, diminuita, rimpicciolita.

Nel tempo ho provato a immaginare da dove venga l’equivoco, e credo dipenda dal fatto che adattiamo continuamente il mondo ai bambini: sedie più piccole, posate più piccole, oggetti più piccoli. Su questo sono d’accordo, la quotidianità va calibrata sul loro sviluppo. Ma la musica non ha bisogno di questo adattamento.

La musica è un linguaggio. E non ci sogneremmo mai di insegnare a parlare ad un bambino facendogli sentire sempre le stesse dieci parole, giusto?

In una famiglia bilingue nessuno riduce il vocabolario per semplificargli la vita. Al contrario: lo si espone a più suoni e più parole possibile, anche a quelle che ancora non capisce. Ed è proprio quello che non capisce subito a permettergli, un giorno, di parlare davvero.

Con la musica funziona allo stesso modo. Se un bambino ascolta solo canzoncine in tonalità maggiore e ritmo binario, imparerà quello. Il suo orecchio si formerà su un vocabolario di dieci parole.

Una precisazione prima di andare avanti, perché so come funzionano le giornate vere. L’altro giorno un papà mi ha detto: “se non le metto Lucilla in macchina passa il viaggio a urlare”. In questi casi la mia risposta è sempre la stessa: avanti tutta con qualsiasi cosa preservi la sanità mentale degli adulti responsabili. Non daresti una lezione educativa a tuo figlio in un momento in cui è totalmente fuori di sé, e allo stesso modo non mi aspetto che gli proponi un ascolto nuovo quando non è centrato e rischi che ti lanci le scarpe dal seggiolino. Ritagliamoci dei momenti, non trasformiamo ogni tragitto in auto in un’occasione didattica.

Cosa succede quando ascoltano davvero

Abbiamo a disposizione centinaia di generi musicali e altrettanti compositori e musicisti con cui ampliare il vocabolario musicale dei nostri figli. Durante gli ascolti che propongo ai corsi, dalla mia PLAYLIST, ho l’occasione di vedere cosa fa un bambino davanti a una musica per lui inusuale.

I bambini non ascoltano con le orecchie, ascoltano con tutto il corpo. Se il metro è in tre, ondeggiano. Se cambia, si fermano. Se una melodia gira in modo dorico e non si risolve come si aspettavano, alzano la testa. È un’attenzione fisica, immediata, che non passa da nessuna spiegazione.

I bambini non hanno bisogno che la musica sia facile. Hanno bisogno che sia vera.

Una melodia in modo misolidio, un canto bulgaro con un metro dispari, un brano di Bach: sono tutte cose che i bambini accolgono senza il minimo problema. Il limite è nostro, non loro. Siamo noi adulti a pensare “ma perché dovrei fargli ascoltare Bartók, figuriamoci se gli piace”.

La cosa bella dei bambini è che non si pongono il problema. Non sanno se stanno ascoltando Bartók o la melodia che ti cantava tua nonna da piccola. Ascoltano e basta e in quel momento il loro cervello crea migliaia di connessioni.

Il repertorio che uso

Nelle mie lezioni entrano modi diversi dal maggiore e dal minore, entrano metri irregolari, entrano canti senza parole, perché quando togli il testo il bambino smette di cercare il significato e comincia ad ascoltare il suono. Ti faccio un esempio. Per giocare a lezione spesso propongo un canto che comincia molto lento e a un certo punto cambia, diventa veloce. Non lo annuncio, non spiego niente, non impongo i movimenti. I bambini lo sentono prima che io finisca la battuta: partono a muoversi veloci. E quando la musica torna lenta, tornano lenti anche loro. Nessuno gli ha detto cosa fare.

Non c’è niente di esotico o di sofisticato in tutto questo. È semplicemente la musica del mondo, quella che esisteva prima che qualcuno decidesse che “Giro giro tondo” fosse l’unica canzone adeguata all’infanzia.

Che facciamo a casa?

A casa non sei a lezione e non devi impazzire a cercare un’offerta musicale adeguata a tuo figlio. Metti la musica che ami. Quella vera, la tua, quella che ascolteresti comunque: il jazz, il tango, le sinfonie, la tua rock band preferita.

Non serve farci uno studio dietro. Serve che sia un ascolto dettato dalla relazione, fatto insieme per raccontare qualcosa.

“Quando io e papà ci siamo conosciuti ascoltavamo sempre questo cantante.”

“Questo è stato uno dei primi concerti che ho visto dal vivo, ero emozionatissima.”

“Senti che bella questa musica, racconta la storia d’amore tra due ragazzi di famiglie rivali. La senti la rabbia?”

E canta. Anche stonata, anche mentre apparecchi. La voce di un genitore vale più di qualsiasi registrazione, perché arriva insieme al corpo, allo sguardo, alla presenza. Nessun altoparlante fa questo. (E nei prossimi articoli ti spiego anche perché non si può essere stonati, ma questa è un’altra storia.)

Il punto

Dire che non esiste musica per bambini non significa che i bambini non abbiano bisogno di musica. Significa il contrario. Significa che meritano musica vera.
Se ti va di vederlo succedere invece di leggerlo, il 3 settembre c’è l’Open Day gratuito per tutti miei corsi. Non è una presentazione: è una lezione vera, con tuo figlio dentro. Ti accorgi in dieci minuti di quanto la musica lo muova da dentro, senza che nessuno gli abbia spiegato niente.

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