Il suono della forchetta

“Eravamo a tavola, B. ha preso la forchetta, l’ha battuta sul tavolino e se l’è avvicinata all’orecchio come fai tu a lezione con il diapason.”

Benvenut@ nel primo articolo del Blog di Quarto MoVimento!

Sentivo l’esigenza di uno spazio più ampio in cui raccontare il mio lavoro, condividere pensieri, idee e spunti pedagogici per i genitori, ma anche per i miei colleghi e le mie colleghe.
Ho scelto di iniziare con un episodio che mi ha raccontato tempo fa una mamma, e che mi ha fatto riflettere su quanto sia forte l’imitazione nell’apprendimento dei bambini. B., all’epoca, aveva circa dieci mesi. In pochi incontri del corso 0-12 mesi aveva già assorbito la magia del diapason che, battuto, dà il La e sancisce l’inizio della lezione di musica. Ce l’aveva già così dentro da replicarla a casa, con un oggetto qualsiasi come la forchetta, in un momento conviviale come il pasto.

Assorbono molto più di quanto crediamo

Nessuno ha spiegato a B. cosa sia un diapason. Nessuno gli ha detto “guarda, si fa così”. L’ha visto fare, gli è arrivato, e a un certo punto è uscito fuori — a tavola, in un momento condiviso come il pasto, che un po’ ricorda il clima di “riunione” che aveva già visto altre volte a musica.
È questo che rende l’imitazione così potente: non passa dalle spiegazioni. Passa da quello che i bambini vedono fare davvero agli adulti intorno a loro. E vale per il diapason come per qualunque altra cosa. Ed è anche il motivo per cui, quando i genitori mi chiedono cosa possono fare a casa, la mia risposta li spiazza sempre un po’.

La musica in casa sta già succedendo

Non è un’attività da organizzare, da incastrare in una giornata già piena. È qualcosa che c’è già: nella tua voce, nei rumori della cucina, nel ritmo con cui apparecchi la tavola. Il punto non è aggiungere. È accorgersi di quello che c’è e dargli un po’ di spazio. E no, non devi saper suonare. Non devi nemmeno saper cantare “bene” (di questo ne parliamo presto, promesso!). Se c’è una cosa che l’episodio della forchetta ci dice, è che tuo figlio non sta valutando la tua performance: sta cercando una relazione con te.

La tua voce è lo strumento migliore che avete

Lo dico sempre ai genitori, e ogni volta qualcuno mi guarda perplesso: la voce di mamma e papà vale più di qualunque giocattolo musicale. Un bambino riconosce la tua voce — quella che sente da prima di nascere — e la associa alla sicurezza.
Qualche idea per portarla nella quotidianità, senza sforzo:

  • Canta le cose che fate. Il cambio, il bagnetto, il riordino dei giochi. Non serve una canzone vera: inventa una melodia su quello che state facendo, o metti parole a caso su melodie che già conosci.
  • Usa la voce in tutti i modi. Sussurra, fai voci buffe, scivola dall’acuto al grave come su uno scivolo.
  • Lascia spazio al silenzio. Canta una frase e fermati. Aspetta. Molto spesso il bambino risponde — con la voce, con un gesto, con uno sguardo. Quella è già una conversazione musicale. E se frequenti i miei corsi sai che lo ripeto spesso: le risposte musicali dei bambini non sono solo vocali, ma anche motorie, quindi magari tu canti e lui ti risponde battendo i piedi.

Gli strumenti li avete già in cucina

Prima di comprare qualcosa, guardati intorno. Un contenitore chiuso con dentro del riso diventa una maracas. Le pentole capovolte e un cucchiaio di legno sono un set di percussioni. Un rotolo di cartone con qualche chicco dentro diventa un bastone della pioggia. La carta da forno da stropicciare fa un suono super interessante. La scoperta importante non è il suono in sé: è che i suoni si possono produrre, cambiare, controllare. Se poi vuoi comprare qualcosa, punta su pochi strumenti veri e ben fatti — un tamburello, delle maracas, un metallofono — piuttosto che su tanti giocattoli di plastica che suonano da soli. Uno strumento che fa tutto al posto del bambino gli toglie proprio la parte più divertente della scoperta!

Una cosa sola

Spero si sia capito che non voglio assolutamente passare il messaggio che devi costruire a casa gli strumenti o sei un pessimo genitore, anzi è proprio il contrario! Noi genitori non dobbiamo essere ovunque o provvedere le attività montessoriane all’ultimo grido, il nostro compito è esserci quando sappiamo che possiamo starci. Scegli un momento in cui sai di esserci e porta la musica lì: la canzone prima di dormire, la filastrocca in modalità stupidera per mettere i vestiti, il ritornello speciale che canti all’ennesimo ginocchio sbucciato. Uno di questi momenti vale più di dieci attività diverse provate una volta e abbandonate nel burn out genitoriale. Scegli quella che ti viene più naturale — e provala domani.
Magari un giorno ti ritroverai a mettere le scarpe senza storie grazie alla canzoncina che ti sei inventata (in tal caso ti prego fammelo sapere!)


Se ti va di approfondire, ne parliamo insieme nei corsi di musica per le famiglie. E se hai una domanda su tuo figlio o sul percorso più adatto a lui, puoi prenotare una chiamata gratuita di 15 minuti: ne parliamo con calma.

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