3 attività musicali da fare a casa (senza saper cantare)

“Sì, ma io a casa non so cosa fare.”

Me lo dicono spesso i genitori, quasi sempre con un po’ di senso di colpa addosso. Come se far parte di un percorso di educazione musicale implicasse necessariamente che ci siano “i compiti per casa”, attività musicali da incastrare in giornate che sono già degne della peggior partita a Tetris.
Non è così. La musica a casa non è una cosa in più da fare: è un modo diverso, arricchente, complementare — e soprattutto facoltativo — di fare le cose che già fate.
Le tre attività che ti racconto qui non richiedono materiali, non richiedono necessariamente un tempo extra, ma soprattutto non richiedono di saper cantare.

1. Copycat

In inglese è letteralmente una persona che fa il “copione”.
Come si fa. Tuo figlio produce un suono qualsiasi — un verso, una sillaba ripetuta, un colpetto sul tavolo, un soffio — tu lo ripeti uguale, poi aspetti. Lui ne farà un altro, e tu ripeti anche quello… e andate avanti così finché ne avete voglia.
Basta questo. Non serve altro.
Perché funziona. Un gioco semplicissimo dai tanti benefici per il linguaggio e l’ascolto. Quando imiti il suono di tuo figlio gli stai dicendo una cosa precisa: ti ho sentito, e quello che hai fatto vale la pena di essere ripetuto. È la stessa struttura di una conversazione — io parlo, tu rispondi, io riprendo — solo che al posto delle parole ci sono i suoni. E per un bambino che ancora non parla, o che parla poco, è una delle prime esperienze di dialogo alla pari. Sul piano musicale sta imparando ad ascoltare per riprodurre, che è il meccanismo su cui si fonda tutto il resto.
Quando e dove. Nel seggiolone, sul fasciatoio, in macchina, nella vasca. Ovunque siate già insieme.
Crescendo. Verso i tre-quattro anni potete invertire i ruoli: sei tu a proporre e lui a imitare. E si può complicare — due suoni di fila, poi tre, poi uno lento e uno veloce, ci si possono aggiungere dei movimenti da imitare. Diventa un gioco di memoria, e i bambini ci si appassionano.

2. La canzone di quello che stiamo facendo

Come si fa. Prendi una cosa che state facendo — riordinare, vestirsi, lavarsi le mani, apparecchiare — e cantala. Non parlarci sopra: cantala, anche se sei stonata. Perché diciamocelo: meglio una voce stonata che il solito “dai, mettiti le scarpe che dobbiamo uscire” ripetuto con tono sempre più scocciato.
Non devi comporre la melodia del secolo: puoi prendere una canzone che conosci già — una filastrocca, un motivetto, la sigla di un cartone — e cambiarci le parole. Funziona esattamente allo stesso modo.
A lezione, quando riordiniamo i giochi, cantiamo questa:

Ogni cosa ha un posticino,
un po’ lontano un po’ vicino.
Metti qua, metti là,
tutto in ordine sarà.

Non è una gran melodia, né un gran testo, e non deve esserlo. Serve solo a essere sempre la stessa e a diventare il segnale inequivocabile che è il momento di mettere a posto.
Perché funziona. Due motivi, uno pratico e uno musicale. Quello pratico lo scoprirai in fretta: le transizioni sono il momento più faticoso della giornata con un bambino piccolo — smettere di giocare, uscire di casa, andare a letto. Una canzone che accompagna sempre lo stesso passaggio lo rende prevedibile, e la prevedibilità toglie resistenza. Non è magia, è che tuo figlio sa già cosa succede dopo. Quello musicale è più profondo. Un bambino che vede il proprio genitore inventare parole su una melodia impara che la musica non è solo qualcosa che esce dagli altoparlanti: è una cosa che si fabbrica, come si costruisce una torre di cubi. E se la fa la mamma, o il papà, allora è una cosa che si può fare.
Quando. Sempre nello stesso momento. La ripetizione è tutto il segreto: la stessa canzone, per la stessa cosa, ogni volta.

3. Stop & Go

Come si fa. Metti una musica qualsiasi — quella che ascolti tu, non serve niente di speciale — e si balla. A un certo punto fermi la musica di colpo: tutti ghiaccioli. Immobili, in qualunque posizione ci si trovi. Poi si fa ripartire la musica e si ricomincia a muoversi.
Perché funziona. È l’attività più divertente delle tre ed è anche quella che lavora di più.
Per fermarsi al momento giusto, il bambino deve ascoltare davvero — non può distrarsi, o si perde lo stop. È un allenamento all’attenzione uditiva che nessun esercizio guidato ottiene con la stessa naturalezza. E poi c’è il pezzo grosso: fermare un corpo che si sta muovendo, e farlo perché lo dice la musica e non perché lo dice un adulto, è un esercizio di autoregolazione notevole. I bambini imparano a controllare l’impulso in un contesto in cui è divertente riuscirci. Poi c’è il silenzio — quei due secondi di immobilità in cui tutti trattengono il fiato — che è musica anche quello, e forse la parte più difficile da insegnare.
Quando. Nei cinque minuti prima di cena, quando l’energia è tanta e la pazienza poca. Oppure la mattina, per svegliarsi ridendo.
Crescendo. Si può provare anche prima dei due anni, ma il controllo sul movimento arriverà con il tempo. Non importa ottenere il risultato perfetto: conta la condivisione del momento.

Il punto vero

Nessuna di queste tre attività richiede che tu sappia cantare, e questo non è un dettaglio: è il cuore della faccenda.
“Io sono stonata” quasi mai significa davvero che non sai cantare. Significa quasi sempre che a un certo punto qualcuno ti ha fatto credere che la tua voce non andasse bene, e da allora hai smesso di metterlo in discussione. Tuo figlio quel giudizio non ce l’ha. Per lui la tua voce non è intonata o stonata: è la tua. E se proprio non te la senti, guarda che due di queste tre attività si fanno con suoni, non con canto. Copycat funziona benissimo battendo le mani, Stop & Go non richiede che tu apra bocca. L’ultima cosa, che vale più di tutte: non cambiate attività ogni giorno. La tentazione è quella di variare, di proporre sempre cose nuove per non annoiarli quando in realtà siamo noi adulti che spesso scalpitiamo dalla voglia di provare cose diverse. I bambini piccoli non si annoiano con la ripetizione: ci costruiscono sopra. La stessa canzone per riordinare, ripetuta per settimane, non è pigrizia. È esattamente il modo in cui funziona. La prevedibilità per loro diventa la costanza e la sicurezzadi sapere come andranno le cose.


Di cosa fa il genitore durante la lezione ho scritto qui: https://www.quartomovimento.it/cosa-fare-lezione-musica-genitore/

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