“Ma io che devo fare a lezione?”

È la domanda che mi sento fare più spesso dai genitori dei bambini da 0 a 3 anni che entrano insieme ai bambini e condividono con loro tutta la lezione.
Questa domanda era nata da un papà che già frequentava le mie lezioni. La sua presenza era sempre molto piacevole e spontanea, talvolta vocalizzava insieme a me, proponeva gli strumenti al suo bambino o semplicemente stava in ascolto ed osservazione di ciò che succedeva assecondando l’esigenza del piccolo G.
Da un genitore così non nascondo che la sua domanda mi aveva lasciata un po’ stupita, mi dava l’impressione che lui fosse il tipo di persona che sapeva esattamente cosa fare, ma comunque la mia risposta fu quella che dò a tutti i genitori: “fai quello che ti senti.”
So che detta così sembra una risposta che non risponde, quindi lascia che ti spieghi cosa c’è dietro.

Non sei il pubblico

Questa domanda può nascere da un equivoco comprensibile: io sono l’insegnante, voi ascoltate la lezione. I miei corsi non funzionano così con i bambini più grandi, men che meno nei primi tre anni!
Tutti i bambini, ma soprattutto i più piccoli, imparano attraverso il gioco, l’imitazione e la relazione. Ogni gesto, ogni canto, ogni suono nasce dentro una relazione affettiva unica — quella con la persona che li accompagna. La mia voce, per tuo figlio, è una voce ancora da scoprire e da imparare tra le tante. La tua è la voce: quella che sente da prima di nascere, quella che riconosce tra cento, quella che gli dice se una cosa è sicura oppure no.
Quindi, se hai piacere, unisciti ai canti e partecipa! Per il tuo bambino sarà speciale – ma se non te la senti non vivere questo invito come una forzatura, può essere sufficiente anche semplicemente battere le mani.

Cosa impara tuo figlio guardandoti?

Impara che la musica è una cosa che si fa. Questa è forse la più importante. Un bambino che vede il proprio genitore cantare, sbagliare, ridere e ricominciare, impara che la musica è un’attività umana normale, come parlare o camminare. Un bambino che vede il proprio genitore fermo a guardare impara qualcos’altro: che la musica è una cosa che fanno gli altri, e che si osserva.

Cosa puoi fare, in concreto

Se ti va di avere qualche appiglio pratico, eccoli — ma leggili come possibilità, non come compiti.

Puoi canticchiare con me, quando nel tempo inizierai a riconoscere i canti o partecipare agli accompagnamenti semplici che propongo a lezione.

Puoi suonare insieme a tuo figlio nei momenti di esplorazione degli strumenti. Senza preoccuparti assolutamente del risultato sonoro che ne esce! Non ci sono performance, né giudizio nelle mie lezioni.

Puoi partecipare quando chiedo un supporto ritmico o vocale. Non è un’attività performativa e non richiede nessun prerequisito musicale: serve solo a far sentire ai bambini la bellezza di più voci che suonano insieme.

E puoi anche stare a guardare, se quel giorno è quello che ti senti di fare. Va benissimo anche questo.

“Sì, ma io sono stonata”

Questa frase la sento veramente spesso, con un leggero senso di colpa dietro e vergogna. Contestualizziamola insieme: “io sono stonata” quasi mai significa davvero che non sai cantare. Nella maggior parte dei casi significa “adesso che sono adulta e consapevole, penso che la mia voce non vada bene”. È un giudizio che ci portiamo dietro da qualche parte – spesso dalla scuola, quando ci veniva chiesto di non cantare e fare il pesce – e che a un certo punto abbiamo smesso di mettere in discussione.
Tuo figlio quel giudizio non ce l’ha, per lui l’unica cosa che sente nella tua voce è che è casa.
E poi, francamente: un genitore che canta male e ride di sé insegna molto di più di un genitore perfetto e rigido. Sta mostrando che si può fare una cosa senza essere bravi, che è una delle lezioni più utili che si possano ricevere a due anni come a quaranta.

Anch’io ho i miei sì e i miei no

Te lo dico da genitore, non da insegnante. Amo leggere libri, cantare, fare attività creative, i Lego. Ma tenetemi lontani gli slime, le cose appiccicose e le dannate macchinine. Cosa dovrei farci esattamente, con una macchinina?
Mi sono sentita in colpa per parecchio tempo per non essere la mamma super ganza a cui piace tutto. Poi ci ho lavorato, e sono arrivata a pensare che esserci davvero in quello che ti piace vale molto di più che esserci sempre, ma con la frustrazione addosso e la sabbia cinetica sotto le unghie (ho i brividi al solo pensiero!)
Vale anche a lezione. C’è chi batte le mani sui tamburi con entusiasmo e chi preferisce osservare in silenzio e lasciar fare: sono validi entrambi, purché siano veri. La tua presenza è già di per sé un rinforzo enorme per la sicurezza di tuo figlio, e quella sicurezza è la base su cui costruite tutto il resto.

E se lui non vuole partecipare?

Succede, e capisco che generi frustrazione: arrivi fin qui pensando che tuo figlio avrebbe partecipato con gioia alle attività e giocato, invece ti sta aggrappato alla tua gamba a guardare gli altri. Ti assicuro che va benissimo. Osservare è partecipare. Un bambino che sta ai margini per tre lezioni sta studiando il gruppo, capendo le regole, aspettando il momento in cui si sentirà sicuro — e quando arriverà, entrerà con una consapevolezza che gli altri non hanno.

L’unica cosa che davvero non aiuta è insistere. Se lo spingi dentro prima che sia pronto, quello che impara non è la musica: è che c’è un modo giusto di stare, e che lui in quel momento non lo sta facendo. E quando starà piangendo ormai non potrai pensare che si godrà l’incontro.
Nei gruppi ci sono bambini che cantano dal primo giorno e bambini che aprono bocca l’ultima lezione. Arrivano entrambi, per strade diverse.
Dai tre anni in su il ruolo del genitore cambia — ma di quello parliamo in un altro articolo presto.

In sintesi

A musica non serve performare. Servono presenza, ascolto e autenticità.
Se un giorno hai voglia di cantare a squarciagola, canta. Se un altro giorno sei stanca e ti va solo di stare seduta con lui addosso, va bene comunque. Quello che tuo figlio registra non è la tua bravura: è che tu sei lì, con lui, e che quella cosa che stiamo facendo vale la pena di essere fatta insieme.


Se ti va di vedere dal vivo come funziona veramente una lezione trovi QUI la possibilità di partecipare all’open day del 3 settembre.

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